SEO & More | Newsletter #20
La newsletter per chi ama la SEO.
Buongiorno e buon venerdì.
Ci sono settimane in cui le cose che leggo sembrano parlarsi tra loro.
Questa è una di quelle e ho deciso di anticipare la newsletter per condividerle con voi.
Ho messo in fila tre letture — una sull’autorità topica, uno studio su un milione di keyword, e un playbook operativo per farsi citare nelle AI Overviews — e mi sono accorta che raccontano tutte la stessa cosa, da angoli diversi: la SEO non sta “aggiungendo un pezzo AI”. Sta ricostruendo il metodo dalle fondamenta.
Il gioco non è più “appari per questa query”. È “sei tu la risposta che l’AI dà, e la fonte che cita”. E per esserlo servono tre cose: capire su cosa vuoi essere associato, avere i dati che lo dimostrano, e la struttura tecnica che rende tutto leggibile alle macchine.
Questa settimana ti do le tre letture per iniziare quella ricostruzione.
[#1] Come costruire autorità topica nell’era dell’AI Search (in 7 step). [Backlinko]
Il pezzo più “fondamentale” della settimana. La tesi: per far sì che Google e gli LLM associno con sicurezza il tuo brand a un tema, non basta pubblicare articoli sparsi — serve una piramide di autorità topica costruita a strati.
Il ragionamento operativo:
Scegli un territorio, non una keyword. Decidi il tema su cui vuoi essere la fonte, non le 3 query che ti portano click.
Copri il tema in modo esaustivo con un hub (pillar) e cluster collegati, così da rispondere a tutte le domande — anche quelle implicite che l’AI si pone da sola.
Collega tutto con internal linking coerente, perché sia le persone che i modelli capiscano la gerarchia.
Dimostra E-E-A-T reale (autori, esperienza, fonti), non dichiarata.
Fatti citare fuori dal sito con menzioni e link nei posti che l’AI apre davvero per il tuo settore.
Aggiorna, non accumulare. L’autorità è manutenzione continua, non un traguardo.
Cosa fare: prendi UN tema del tuo cliente e mappalo come piramide. Se non riesci a disegnarla, non hai ancora autorità topica — hai contenuti.
⏩ https://backlinko.com/topical-authority
[#2] Cosa rivela un milione di keyword sull’impatto dell’AI sulla ricerca. [Kelsey Libert]
I dati che aspettavo da mesi. Fractl e Search Engine Land hanno analizzato 1.010.848 keyword ad alto volume (379 brand, 8 verticali, 35,4 miliardi di ricerche mensili) per testare la previsione di Gartner (‑25% di volume entro il 2026). Risultato scomodo e affascinante insieme: il calo c’è (‑29%, anche peggio del previsto), ma la domanda non sparisce — si sposta. Le keyword che crescono compensano quasi esattamente quelle che calano: variazione netta +16,8 milioni di ricerche al mese. In pratica il volume totale è piatto, cambia dove si trova.
I numeri che porto a casa:
Non è uguale per tutti. FinTech ‑37,7%, Wellness e HealthTech sopra la media; SaaS +48% e Lifestyle +40% in crescita. Le categorie “informative” (dove il chatbot dà la risposta completa) calano; quelle dove devi confrontare, comprare, navigare tengono.
Il non-branded è il più esposto. Il 90% del volume tracciato è senza brand: è esattamente ciò che l’AI si “mangia” dentro la chat.
Il nuovo funnel. Il 18% ha già comprato su raccomandazione AI senza verificare altrove (Gen Z e millennial 2,5× più dei boomer). E il 59% visita il sito di un brand dopo che l’AI lo cita. Tradotto da Libert: le menzioni nelle risposte AI sono i nuovi ranking, le visite al sito i nuovi click.
Cosa fare: apri il tuo keyword tracking, filtra per variazione anno su anno e guarda da che parte del registro sei (in calo o in crescita). È il primo audit da fare. Poi, se la tua categoria produce “risposte complete senza click successivo”, ti serve una strategia di AI visibility, non solo di SEO.
⏩ https://searchengineland.com/what-1-million-keywords-reveal-about-ais-impact-on-search-481474
[#3] Come farti citare nelle Google AI Overviews: il playbook in 4 step. [WordLift]
E ora la parte pratica. WordLift (Gennaro Cuofano e Federica Busani) ha messo giù un playbook operativo in 4 step per passare da “invisibile” a “fonte che l’AI cita per nome”. Il dato che apre il documento dice tutto: il 57,4% delle richieste web globali arriva già da agenti AI, non da umani (Cloudflare Radar, giugno 2026). Non stai più ottimizzando solo per persone.
Prima cosa da fissare: la citazione si decide su tre tipi di entità — Author (chi scrive, con schema Person + sameAs), Brand (Organization risolta e coerente) e Product (entità con identificatore tipo GTIN).
I 4 step del playbook:
Mappa l’autorità topica. Elenca i 5-10 concetti su cui vuoi essere citato, mappali su Wikidata/Schema.org, segna quali già “possiedi” e dove sono i buchi.
Costruisci un Knowledge Graph connesso. Ogni entità con un URI stabile, relazioni esplicite (autore + articolo + topic + prodotto), cross-reference via
sameAsverso Wikidata, LinkedIn, ORCID.Pubblica i dati strutturati in ordine di priorità: prima Organization/Person/Product, poi Article/FAQPage, poi BreadcrumbList. Valida sempre, monitora ogni mese (il drift è il nemico).
Arricchisci per il query fan-out. Chiedi all’AI le 8-12 sotto-domande che esplode da una domanda centrale, verifica quali già copri, e riempi i buchi con contenuto strutturato mappato su quelle sotto-query.
La parte che amo: c’è un self-assessment da 0 a 10 per capire dove sei (0-3 = invisibile, 4-6 = emergente, 7-10 = pronto per essere citato). Cinque domande secche — tipo “le nostre entità linkano via sameAs a Wikidata/LinkedIn/ORCID?” — e il punteggio ti dice quale step muovere per primo.
Cosa fare: fai il self-assessment su un tuo cliente questa settimana. Il numero che ottieni è già la tua roadmap.
⏩ Playbook + audit gratuito: https://wordlift.io/ai-audit
Se leggi i tre pezzi di fila, il messaggio è uno: il concetto (autorità topica) → la prova (i dati dicono che essere la risposta è il nuovo gioco) → il playbook (come farsi citare, passo per passo). La domanda di ricerca non sta sparendo, si sta ridistribuendo: chi perde continua a ottimizzare per query che l’AI ora risponde meglio; chi vince costruisce l’autorità — e la struttura dati — che lo rende la risposta.
Vi lascio con 2 domande, e mi piacerebbe molto avere i vostri input 💬
1. Stai già misurando la visibilità nell’AI Search dei tuoi clienti con metriche che riporti nero su bianco — o vai ancora a sensazione?
2. Hai una mappa dei 5-10 concetti su cui vuoi essere citato, e le tue entità (autore, brand, prodotto) hanno dati strutturati e sameAs verso Wikidata/LinkedIn? O è tutto ancora “da fare”?
Rispondetemi nei commenti — leggo tutto.
⚙️ Tool della settimana
UNABYSS AI
UNABYSS AI è un universal context layer per l’AI: un posto unico dove tieni le tue informazioni organizzate, aggiornate e accessibili a tutti gli agenti e LLM che usi. In pratica gestisci il contesto in un solo punto e lo rendi disponibile ovunque girino i tuoi workflow AI.
A cosa serve
Il problema che risolve è quello che vivi ogni giorno se lavori con più strumenti AI: le informazioni sul tuo brand, sui tuoi clienti, sui tuoi processi sono sparse — e ogni volta devi ri-spiegare il contesto da capo a ChatGPT, a Claude, all’agente di turno. UNABYSS centralizza quel contesto e lo passa agli strumenti al posto tuo.
Perché c’entra con questa newsletter
Il filo di oggi è la coerenza: brand, autori e prodotti descritti allo stesso modo ovunque, così che le macchine ti capiscano e ti citino (vedi il playbook WordLift). Tenere quel contesto — entità, dati, linee guida — in un layer unico invece di riscriverlo ogni volta è il tipo di infrastruttura che fa la differenza quando lavori su più clienti.
💰 Prezzo: si parte gratis, poi pay as you go.
🔗 Website: unabyss.com
Buona settimana — e ricordati: non serve fare tutto insieme. Basta iniziare dal primo strato.
Sara
Se questa newsletter ti è stata utile, condividila con un collega o iscriviti per ricevere le prossime. Bisettimanale, sempre il martedì. Sempre con poche cose, ma scelte.


