SEO & More | Newsletter #19
La newsletter per chi ama la SEO.
Buongiorno e buon mercoledì
Se questa settimana dovessi riassumere tutto in un numero, sarebbe questo: 68%.
È la quota di ricerche Google che, nei primi quattro mesi del 2026, si è chiusa senza nessun click. Non un dato qualunque: è la fotografia di un’industria che sta cambiando mestiere sotto i nostri piedi. La gente trova le risposte dentro la SERP, l’AI cresce, la fiducia però cala, e tutti continuiamo a produrre contenuti — spesso senza chiederci se servano davvero.
Ho scelto 5 letture che, messe in fila, raccontano esattamente questo: dove stanno andando i click, di chi si fida (e di chi no) chi cerca, e come smettere di fare rumore.
Partiamo. :)
[#1] Il 68% delle ricerche Google finisce senza un click. [Danny Goodwin / studio SparkToro]
Lo studio della settimana, ed è di quelli che fanno riflettere. Secondo la nuova ricerca SparkToro (su dati clickstream Similarweb), nei primi 4 mesi del 2026 il 68,01% delle ricerche Google negli USA si è chiuso senza alcun click — in salita dal 60,45% del 2024.
I numeri che contano:
Le ricerche che generano almeno un click sono calate del 22,9% in due anni.
Le AI Overviews ora compaiono su oltre il 20% delle ricerche e, quando ci sono, il CTR crolla di quasi il 60%.
L’AI Mode pesa ancora poco (0,34% delle ricerche nel periodo), ma ha già superato 1 miliardo di utenti mensili e raddoppia il volume ogni trimestre. Il trend è solo all’inizio.
Cosa fare: smetti di misurare il successo solo in click e traffico. Come dice Rand Fishkin, investi sulla brand awareness dove il tuo pubblico già sta, anche quando non porta visite dirette. E ricorda: branded search, query locali e ricerche transazionali ad alto intento continuano a premiare la SEO.
⏩ https://searchengineland.com/google-zero-click-searches-2026-study-479717
[#2] L’AI search cresce, ma la fiducia dei consumatori cala. [Kelsey Libert / studio]
Mentre l’AI si mangia i click, succede una cosa apparentemente contraddittoria: l’adozione dell’AI search sale, ma la fiducia scende. Lo studio (1.008 consumatori + 150 marketer) mostra come l’AI stia ridisegnando visibilità, brand trust, GEO e content strategy.
Il punto interessante: gli utenti usano sempre più l’AI per cercare, ma validano le informazioni su più piattaforme prima di decidere. Non si fidano della prima risposta. Cercano conferme.
Cosa fare: lavora per essere presente e coerente su più punti di contatto, non solo nella risposta AI. Se l’utente esce dall’AI e va a cercare conferme (recensioni, sito, social, fonti terze), lì ti deve ritrovare — coerente e credibile. La fiducia si costruisce nella ridondanza, non nella singola citazione.
⏩ https://searchengineland.com/ai-search-adoption-rises-consumer-trust-declines-study-480338
[#3] 7 cambiamenti dell’AI search che non puoi ignorare. [Frank Olivo]
Una panoramica operativa utile per non perdere il filo. Frank Olivo mette in fila 7 shift concreti dell’AI search: tra gli altri, perché Claude e ChatGPT mostrano fonti diverse per la stessa domanda, come funzionano i nuovi ChatGPT ads, e cosa significano i dati più recenti per la tua visibilità.
Il messaggio di fondo: non esiste “l’AI search” al singolare. Ogni motore ha le sue logiche di selezione delle fonti, e ottimizzare per uno non significa essere visibili sull’altro.
Cosa fare: scegli i 2-3 assistenti AI più usati dal tuo pubblico e verifica, per le tue query chiave, chi viene citato su ciascuno. Sono ecosistemi diversi: trattali come canali distinti, non come un blocco unico.
⏩ https://searchengineland.com/ai-search-shifts-you-cant-ignore-480381
[#4] Smetti di fare rumore: la “Good Content vs Noise Scorecard”. [Agorapulse]
In un mondo dove il 68% delle ricerche non porta click, l’ultima cosa che puoi permetterti è produrre contenuto che non serve a nessuno. Agorapulse ha rilasciato un template gratuito — la Good Content vs Noise Scorecard — pensato per rompere il “ciclo reattivo” in cui si crea content a sensazione (o perché “lo ha chiesto il capo”).
È un filtro a 4 domande (Intent Filter): ogni idea deve superarle tutte, non solo qualcuna, prima di meritare il tuo tempo. Dentro trovi anche un framework “Job” per definire l’obiettivo esatto del contenuto e una logica pass/fail con esempi reali.
Cosa fare: prima del prossimo piano editoriale, fai passare ogni idea dalle 4 domande. Se non supera tutti e quattro i gate, non è contenuto: è rumore. Tienilo come standard condiviso di team.
⏩ https://social.agorapulse.com/stop-creating-noise-the-good-content-vs-noise-scorecard
[#5] 17 Claude Skills per la SEO, gratis. [Linkedin]
E qui arriviamo a casa nostra. Anthropic ha rilasciato le Skills per Claude, e qualcuno ha già fatto la cosa più intelligente: ne ha costruite 17 dedicate alla SEO, e le regala.
Cosa c’è dentro, in breve:
On-page & content:
meta-optimizer(titoli e meta che fanno cliccare),content-gap(confronta la tua pagina con la top 10 e ti dice cosa manca),internal-linker(trova pagine orfane e suggerisce link interni),schema-generator(JSON-LD valido),cannibalization-finder,ctr-booster.Google Search Console:
gsc-auditor(estrae i dati e tira fuori i quick win) egsc-errors(trova e risolve errori di indicizzazione/copertura).Semrush:
semrush-auditoresemrush-errors.Technical SEO:
technical-auditor,technical-errors,robots-checker,sitemap-validator.Keyword & link:
keyword-clusterer,backlink-analyzer,github-seo-optimizer.
Come si usano: trascini la cartella dentro Claude, colleghi Google Search Console, dici cosa ti serve. Claude legge la skill e fa il lavoro. Niente setup, niente API key, niente codice — drag, drop, ask.
Cosa fare: è esattamente il tipo di automazione di cui parliamo da settimane. Se usi già Claude, vale la pena testare almeno content-gap e gsc-auditor su un cliente reale e vedere quanto tempo ti fanno risparmiare. (Per ricevere la cartella: l’autore la manda commentando “SEO” sul post.)
⏩ Il post lo trovi qui (serve commentare “SEO”):
Vi lascio con 2 domande, e mi piacerebbe molto avere i vostri input 💬
1. Con il 68% di ricerche zero-click, come state ridefinendo le metriche di successo per i vostri clienti? Click, visibilità nelle AI, brand search… cosa guardate davvero?
2. Avete un sistema per decidere cosa vale la pena pubblicare e cosa è solo rumore? O andate ancora a intuito?
Rispondetemi nei commenti — leggo tutto.
⚙️ Tool della settimana
Thinkific
Thinkific è una piattaforma all-in-one per creare, promuovere e vendere corsi online (e community/membership). Pensata per chi ha competenza da trasmettere — consulenti, formatori, creator — e vuole trasformarla in un prodotto digitale senza mettere insieme dieci tool diversi.
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Vendita e pagamenti: checkout integrato, prezzi una tantum, abbonamenti, bundle e coupon.
Community & membership: spazi per la tua audience, non solo lezioni “mordi e fuggi”.
Marketing: landing page, email, codici sconto e integrazioni con i tuoi strumenti.
A cosa serve
Per chi fa formazione (come noi), Thinkific serve a:
Pacchettizzare un’expertise ricorrente (es. un corso “GEO Audit” o “SEO for AI”) in un prodotto che vende mentre lavori ad altro
Creare una fonte di ricavo che non dipende dai click organici — esattamente il tipo di asset di proprietà che ha senso costruire in un mondo a 68% zero-click
Dare continuità ai contenuti gratuiti (newsletter, LinkedIn) con un’offerta a pagamento naturale
A chi può essere utile
Consulenti e freelance che vogliono scalare la formazione 1-a-molti
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💰 Piano gratuito disponibile per partire.
Buona settimana, e ricorda: in un mondo dove i click spariscono, vince chi smette di fare rumore e costruisce presenza, fiducia e asset di proprietà.
Sara
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