SEO & More | Newsletter #13
La newsletter per chi ama la SEO.
Buongiorno e buon giovedì
Spero che stiate bene. :)
Ieri è iniziato il We Make Future, l’atteso Festival su Intelligenza Artificiale, Tecnologia e Innovazione Digitale.
QUI potete trovare il programma completo dell’evento e, se siete in giro, domani - come vi avevo già accennato in una delle precedenti newsletter - terrò il mio piccolo speech riguardante la link building, ci vediamo li?
In questi giorni di grande fermento attorno all'evoluzione della SEO, mi sono imbattuta in uno studio davvero utile di Tomasz Rudzki che ribalta molte delle paure che circolano nel settore.
La sua ricerca dimostra con dati concreti che la SEO "tradizionale" conta ancora eccome per i motori di ricerca AI.
Rudzki non si è limitato alle speculazioni. Ha analizzato 25.000 query reali di utenti attraverso diverse piattaforme di ricerca AI (ChatGPT, Perplexity, AI Overviews) e i risultati sono sorprendenti:
Se il tuo sito si posiziona al #1 nei risultati tradizionali di Google, hai ben il 25% di possibilità di essere citato dalle AI Overviews.
Tradotto: 1 volta su 4, essere primi su Google significa essere scelti anche dall'intelligenza artificiale.
Il Mistero delle fonti "fuori ranking"
Perché a volte l'AI cita siti che non sono nemmeno nei primi 10 risultati? Rudzki ha identificato due meccanismi chiave:
🎯 Personalizzazione e Caching
I risultati si adattano al singolo utente e vengono memorizzati per ottimizzare le performance.
🔄 Query Fan-Out (più info qui sotto)
L'AI non si accontenta della tua domanda originale: la espande, la varia, cerca sinonimi e formulazioni alternative per pescare informazioni da un pool più ampio di fonti.
Da pagine a risposte…
Ecco il punto cruciale che cambia tutto: non basta più essere la "migliore pagina" - devi fornire la "migliore risposta".
L'AI non ragiona per autorità di dominio o link juice. Cerca la risposta più pertinente, completa e utile per la domanda specifica dell'utente.
Il messaggio per noi SEO? La qualità dei contenuti e la loro capacità di rispondere precisamente alle domande degli utenti sono più importanti che mai.
👉 Potete leggere lo studio completo di Rudzki per scoprire tutti i dettagli di questa ricerca che sta facendo discutere il settore
Ed ora, veniamo alle news più “juicy” della settimana.
[#1] “Query Fan-Out”: cosa si intende
La "query fan-out" è una tecnica di recupero delle informazioni utilizzata da Google, in particolare nelle nuove modalità di ricerca basate sull'intelligenza artificiale (come Google AI Mode e AI Overview), che consiste nel prendere una singola query dell’utente e suddividerla in molteplici sotto-query o sotto-domande correlate.
Vi lascio qui sotto un video breve e chiaro di Max del Rosso che spiega bene questo concetto:
In pratica, quando un utente effettua una ricerca complessa o articolata, il sistema non cerca più solo una risposta diretta, ma analizza la domanda, ne identifica i concetti chiave e li espande in una serie di sotto-argomenti e varianti semantiche.
Ogni sotto-query viene esplorata separatamente, attingendo da fonti diverse e coprendo sfaccettature differenti dell’intento di ricerca.
Infine, tutte le informazioni raccolte vengono sintetizzate in una risposta unica, fluida e coerente, spesso presentata direttamente nella SERP tramite AI Overview.
Esempio pratico:
Se cerchi “migliori cuffie bluetooth over-ear con batteria a lunga durata”, la query fan-out genera sotto-query come:
“cuffie bluetooth comode”
“cuffie con batteria a lunga durata”
“recensioni cuffie over-ear”
“velocità di ricarica delle cuffie”
“portabilità delle cuffie”
Il sistema poi raccoglie dati da pagine prodotto, recensioni, forum, schede tecniche e li combina per offrirti una panoramica completa.
Impatti della Query Fan-Out sulla SEO
1. Cambia la logica dell’ottimizzazione:
Non basta più ottimizzare una pagina per una singola keyword, ma bisogna coprire in modo esaustivo tutti i sotto-argomenti e le domande correlate che l’utente potrebbe avere, anticipando anche le possibili domande successive.
Diventa fondamentale strutturare il sito in “topic cluster”: un argomento principale (pillar) con pagine collegate che approfondiscono ogni aspetto o sotto-query.
2. Topical Authority e contenuti semantici:
Google premia i siti che dimostrano autorevolezza su un intero tema, non solo su una singola query. È necessario diventare la fonte più completa e affidabile sull’argomento, coprendo tutte le sfaccettature rilevanti.
3. Cambiamenti nei CTR e nella visibilità:
L’introduzione di AI Overview e query fan-out ha portato a una diminuzione generale del CTR organico per le query informative, perché molte risposte vengono fornite direttamente in SERP.
Tuttavia, quando un brand o un sito viene citato nella AI Overview, il CTR può aumentare sensibilmente, sia per i risultati organici sia per quelli a pagamento, grazie all’effetto di “prova sociale” e maggiore fiducia da parte degli utenti.
Le query non sono più statiche: la ricerca evolve in una serie di domande collegate, offrendo nuove opportunità per posizionarsi su molteplici aspetti dello stesso argomento.
4. Esperienza utente e Search Experience Design:
L’obiettivo non è più solo “essere primi” in SERP, ma “essere la fonte scelta dall’AI” per rispondere a tutte le sotto-domande generate dal fan-out.
È necessario progettare contenuti che guidino l’utente nella scoperta di nuove informazioni, anticipando i suoi bisogni informativi e facilitando la navigazione tra i vari sotto-argomenti.
5. Ottimizzazione tecnica e qualitativa:
L’AI Overview e la query fan-out prediligono contenuti di alta qualità, pertinenti, ben strutturati e aggiornati. L’ottimizzazione tecnica del sito (schema, dati strutturati, chiarezza dei topic) diventa ancora più importante per essere selezionati come fonte nelle risposte AI.
In sintesi…
La query fan-out rappresenta una rivoluzione nella ricerca: Google non risponde più a una sola domanda, ma cerca di coprire tutte le possibili sfaccettature dell’intento di ricerca dell’utente, frammentando la query principale in tante sotto-domande e ricomponendo le risposte in una panoramica esaustiva.
Per la SEO, significa:
dover pensare in modo più ampio
strutturare i contenuti in modo semantico e completo, e
puntare a diventare la fonte di riferimento su ogni aspetto rilevante del proprio settore.
[#2] I 12 Nuovi KPI per l'Era dell'AI Generativa: La fine della dashboard SEO tradizionale
Author: Duane Forrester
Per oltre 20 anni, gli specialisti SEO hanno costruito le loro strategie attorno a metriche familiari: click, posizionamenti, impressioni, bounce rate.
Ma cosa succede quando il pubblico non interagisce più con le pagine dei risultati di ricerca tradizionali?
Con ChatGPT, Perplexity, Gemini e altri sistemi AI che forniscono risposte dirette senza link, stiamo assistendo a un cambiamento epocale.
I vecchi KPI - pensati per i "blue links" e le sessioni browser - stanno diventando obsoleti, mentre emerge una nuova classe di metriche orientate al recupero di informazioni, ai database vettoriali e ai modelli linguistici.
Duane Forrester, esperto SEO di fama internazionale, ha identificato 12 nuovi KPI che ogni professionista dovrebbe iniziare a monitorare oggi per rimanere competitivo domani. Non si tratta solo di aggiornare gli analytics: è una ridefinizione completa di cosa significhi "visibilità" e "autorità" nell'era dell'AI.
Qui potete trovare un riassunto completo in italiano:
https://claude.ai/public/artifacts/c8426c52-b76c-4bf0-b4d9-4e8e564d5ad6
⏩ Vi invito ad approfondire leggendo l’articolo integrale, qui:
https://searchengineland.com/new-generative-ai-search-kpis-456497
[#3] Come Creare una Roadmap SEO che genera risultati concreti
Author: Corey Morris
Troppe aziende affrontano la SEO in modo reattivo:
inseguono i ranking
rispondono agli aggiornamenti degli algoritmi
si lasciano distrarre dall'AI o si concentrano solo su vittorie a breve termine, senza mai sviluppare un piano a lungo termine.
Il risultato? Investimenti di tempo e risorse che non generano il ROI sperato, frustrazioni e la classica frase "la SEO non funziona per la nostra azienda".
Corey Morris, esperto SEO e VIP Contributor di Search Engine Journal, ha identificato il problema alla radice: la mancanza di una roadmap strategica strutturata.
Nel suo ultimo articolo, condivide un framework pratico per creare piani SEO che si allineano agli obiettivi di business, stabiliscono KPI realistici e garantiscono risultati misurabili.
La sua metodologia include l'allineamento con gli obiettivi aziendali, la definizione di goal qualitativi (non più quantitativi), la prioritizzazione delle tattiche e, soprattutto, come portare il piano al successo evitando le trappole più comuni.
Qui potete trovare un riassunto completo in italiano:
https://claude.ai/public/artifacts/7d1fc910-0774-4bc5-b542-77c8c3fc571b
⏩ Vi invito ad approfondire leggendo l’articolo integrale, qui:
[#4] Google AI Mode: I timori della community SEO
Author: Barry Schwartz
La community SEO è "terrorizzata" dal futuro Google AI Mode
Google ha lanciato l'AI Mode negli Stati Uniti, definendolo "il futuro di Google Search". Ma come sta reagendo la community SEO professionale a questo cambiamento epocale?
Un sondaggio condotto su X da Joe Youngblood ha rivelato dati sorprendenti: il 45% degli SEO si dichiara "spaventato a morte" dalla prospettiva che AI Mode sostituisca la ricerca tradizionale nel prossimo futuro. Solo il 15% si dice "entusiasta" del cambiamento.
Le preoccupazioni sono concrete: Google fornisce tracking estremamente limitato per AI Mode, e i link e le citazioni nelle risposte AI potrebbero causare un crollo drastico dei click dal search.
Barry Schwartz, veterano del settore e autore dell'articolo, analizza questi timori e le implicazioni per il futuro della SEO.
Non è solo paura del cambiamento: è il timore di un'intera industria che vede trasformarsi radicalmente il proprio ecosistema di riferimento.
Qui potete trovare un riassunto completo in italiano:
https://claude.ai/public/artifacts/206ff81e-fa56-4a66-b3d1-2a07ce3bf345
⏩ Vi invito ad approfondire leggendo l’articolo integrale, qui:
https://www.seroundtable.com/seos-scared-google-ai-mode-39496.html
[#5] Google promette "click di qualità" ma non fornisce dati per verificarlo
Author: Matt G. Southern
Studi indipendenti documentano cali significativi del traffico verso i siti web a causa delle funzionalità di ricerca AI-powered e l'azienda di Mountain View sta cercando di cambiare la narrativa.
Durante una recente sessione stampa al Google Marketing Live, alcuni insider hanno affermato che, nonostante il volume di click sia diminuito, quelli che arrivano sono di "qualità superiore" - più qualificati, più intenzionali, più propensi alla conversione.
Il problema?
Google ammette di non avere dati da condividere per supportare queste affermazioni.
Mentre i publisher vedono crollare il traffico organico, le performance degli ads rimangono sostanzialmente invariate, suggerendo una strategia che potrebbe spingere sempre più editori verso soluzioni a pagamento.
Matt G. Southern, staff writer di Search Engine Journal, ha analizzato le dichiarazioni dei dirigenti Google e messo in luce le contraddizioni: come si può parlare di "click di qualità" senza fornire metriche verificabili? E cosa significa davvero per publisher e SEO professionisti?
Qui potete trovare un riassunto completo in italiano:
https://claude.ai/public/artifacts/ef64a619-29bb-4bb8-bc2c-7dec211aa185
⏩ Vi invito ad approfondire leggendo l’articolo integrale, qui:
⚙️ Tool della settimana
GAMMA AI
Gamma è un tool molto utile per creare presentazioni, siti web e documenti senza alcuna competenza di coding o design.
Questa piattaforma innovativa utilizza l'intelligenza artificiale generativa per trasformare semplici prompt testuali in contenuti visivi professionali e coinvolgenti in pochi secondi.
Le principali caratteristiche e funzionalità di Gamma includono:
Generazione AI istantanea di presentazioni, documenti e pagine web da semplici prompt
Presentazioni interattive con elementi coinvolgenti come quiz, timeline e grafici
Modelli brandabili che seguono automaticamente combinazione colori, logo e font aziendali
Integrazione multimediale con YouTube, TikTok, Spotify e app di terze parti come Airtable e Figma
Editor drag-and-drop per personalizzazioni avanzate e elementi interattivi
Questo strumento può risultare particolarmente utile per:
Marketing manager che creano presentazioni per clienti e report aziendali
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Buon weekend e grazie per essere stati qui con me. :)
Sara




